Ultimo saluto a Matteo Messina Denaro come ha vissuto una doppia vita

Ultimo saluto a Matteo Messina Denaro come ha vissuto una doppia vita
Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro, il noto capo della mafia siciliana, è morto in carcere all’età di 61 anni a causa di un cancro. Aveva trascorso gli ultimi giorni della sua vita presso un’unità ospedaliera a L’Aquila, dopo essere stato trasferito dal carcere a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute.

La sua cattura avvenne durante il suo trattamento medico presso una clinica privata a Palermo, dove si era presentato con l’alias Andrea Bonafede. Nonostante fosse stato interrogato dai magistrati, Messina Denaro ha sempre rifiutato di collaborare con la giustizia, portando con sé i segreti della sua lunga carriera criminale nella tomba.

Il capo mafioso era latitante dal 1993, quando sparì dopo una vacanza in Toscana. Durante i suoi trent’anni di latitanza, gravavano su di lui numerose accuse e condanne per associazione mafiosa, attentati, rapine, detenzione di esplosivi e omicidi. Nonostante fosse diventato l’obiettivo principale degli investigatori, è riuscito a nascondersi a soli nove chilometri dalla sua città natale, Campobello di Mazara, mantenendo comunque un notevole potere.

L’incapacità delle autorità di catturarlo in tutto questo tempo ha sollevato molte domande. Gli esperti hanno suggerito che una vasta rete di omertà, la legge del silenzio mafiosa, lo abbia protetto. Messina Denaro aveva goduto di tre livelli di protezione: una copertura di alto livello coinvolgente funzionari pubblici e politici, un secondo livello che comprendeva affari redditizi come tramite con gli imprenditori e un terzo livello rappresentato dalla lealtà dei suoi concittadini, che lo consideravano un benefattore.

La morte di Messina Denaro segna la fine di un’era criminale per l’Italia, caratterizzata dal potere smisurato dei capi mafiosi, assassini, sparatorie e attentati contro magistrati, politici e giornalisti. Tra gli episodi più noti vi sono gli attentati contro i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992 e contro il generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel 1982. Messina Denaro stesso era responsabile di numerosi omicidi, tra cui quelli di donne incinte e bambini.

Nonostante fosse uno degli uomini più ricercati, Messina Denaro conduceva una vita apparentemente normale, frequentando bar, negozi e ristoranti nella sua Sicilia nativa e concedendosi anche lussi come un costoso orologio da polso del valore di 35.000 euro. La sua cattura ha sollevato domande sulla complicità e il silenzio che circondavano la sua latitanza.

La morte di Messina Denaro rappresenta la fine di un’epoca segnata dal terrore in Italia, con la mafia al culmine del suo potere negli anni ’80 e ’90. Era conosciuto come un mafioso spietato, disposto a uccidere anche innocenti. Dopo la sua cattura, si è verificata una divisione tra coloro che pensavano che fosse stato arrestato e coloro che credevano che si fosse fatto arrestare deliberatamente.